Amartya K. Sen, "Lo sfondo della «politica partecipata in  Italia»"                             in La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Roma-Bari, 1997          

 

II padre di Eva[1], Eugenio Colorni, era un filosofo di valore (si occupò di filosofia della politica, di epistemologia e filosofia della scienza). Come ho già avuto occasione di notare, era molto impegnato nella politica attiva; scrisse sia sui fondamenti ideali sia su quello che si poteva rea-lizzare in Italia e in quel tempo. Partecipò anche al movimento antifascista nell'Italia di Mussolini e fu molto attivo nella Resistenza. Fu imprigionato nel 1938, confinato nell'isola di Ventotene e successivamente detenuto a Melfi. Riuscì a fuggire e si unì al movimento clandestino; collaborò alla ricostruzione del Partito socialista dirigendo 1'«Avanti! » in clandestinità. Fu ucciso dai fascisti verso la fine di maggio del 1944, pochi giorni prima dell'ingresso degli americani a Roma.

Eva, allora piccolissima, venne cresciuta dalla madre, Ursula Hirschman (a sua volta socialista impegnata e internazionalista)[2] e dal padre acquisito Altiero Spinelli.

Anche Spinelli prese parte alla Resistenza e venne imprigionato per molti anni, con una lunga segregazione nella stessa isola di Ventotene. Politicamente Spinelli aveva iniziato col militare attivamente nella sinistra, particolarmente come membro del Partito comunista d'Italia, cui aveva aderito nel 1924, a 17 anni, e dal quale venne espulso nel 1937 essenzialmente a causa delle sue inclinazioni democratiche. Continuò la sua azione antifascista sia dentro che fuori la prigione, divenendo in seguito uno dei fondatori del Partito d'azione - il successore del movimento «Giustizia e libertà» - e chiaramente l'ala più liberale del movimento antifascista. (Anche se Colorni e Spinelli condividevano la maggior parte delle idee politiche, Colorni si rifiutò di aderire al Partito d'azione, soprattutto a causa del suo elitarismo e della sua incapacità di coinvolgere le masse).

Spinelli fu uno dei fondatori del Movimento Federalista Europeo, scrivendo - con Ernesto Rossi e in collaborazione con Eugenio Colorni - il Manifesto federalista europeo nel 1941, mentre era ancora imprigionato a Ventotene, e costituendo ufficialmente il nuovo Movimento a Milano (ancora una volta con Colorni e altri) il 27 agosto 1943. Il sorgere di una democrazia partecipata, al livello più esteso possibile, era parte rilevante del progetto di comunità europea che si sperava di realizzare.

Come ampiamente riconosciuto, a Spinelli va attribuita una parte di assoluto rilievo nella paternità intellettuale dell'unione europea. Egli visse abbastanza per vedere la nascita dell'Europa unita; ne influenzò l'evoluzione e, per un certo periodo, fu anche commissario della Comunità europea. Come pioniere teorico dell'unità europea, Spinelli si preoccupava non solo dei fondamenti ideali, ma anche del concreto funzionamento. Ad esempio, l'adozione da parte della Comunità del «principio di sussidiarietà» (attualmente ancora molto discusso) nella bozza del Trattato per l'Unione del 1984 fu preparata dal parlamento europeo proprio su iniziativa di Altiero Spinelli, a quell'epoca uno dei suoi principali esponenti[3].

 

 

[1] 1NDR: Eva Colorni (1941-1985), figlia di Eugenio e Ursula Hirshman, economista, aveva sposato Amartya Sen.

[2] Si veda l'autobiografìa pubblicata postuma, U. Hirschman, Noi senzapatria. II Mulino, Bologna 1993. Suo fratello Albert Hirschman, che si è mantenuto vicino alla famiglia italiana, è stato un'altra im-portante influenza. Si veda anche il saggio sulla sua permanenza in Italia prima della guerra e su Eugenio Celomi nel suo libro A Propen-sity to Self-Subversion, Harvard University Press, Cambridge, MA, 1995, cap. 9, «Doubts and anti-fascist actions in Italy, 1936-1938».

[3] Si veda T. Padoa-Schioppa, Thè Road to Monetary Union in Europe, Clarendon Press, Oxford 1994, p. 8.