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Un assente: Eugenio Colorni
Ho
conosciuto Eugenio Colorni un pomeriggio dell'ultimo inverno in casa di
un comune amico. Aveva bisogno della mia collaborazione per una impresa
a rischiosa. Angelo, il suo nome clandestino, voleva liberare un giovane
studente ferito in una dimostrazione patriottica e piantonato in una
clinica cittadina. Fu rapidissimo nell'espormi il suo piano, solo
apparentemente romanzesco e vinse la mia pavidità con una frase che
allora mi bruciò in tutta la sua rudezza, ma alla quale il mio ricordo
di lui rimarrà per sempre unito. Egli non conosceva neppure di nome il
giovane che si era impegnato davanti alla propria coscienza di liberare.
Ma questo rendeva ancora più nobile il suo atto e la sua umana
solidarietà. Non era più il filosofo Eugenio Colorni. L'azione e la sua
lunga e perigliosa odissea lo avevano completamente mutato. La logica
era stata posta al servizio dell'azione e non era possibile resistere
alla sua parola. Egli vi avrebbe condotto ovunque: era così bella e
conseguenziaria la sua eloquenza. Anche a perdersi insieme con lui.
Vinto il mio timore, eravamo
divenuti amici; ci prendemmo sotto il braccio e passeggiammo a lungo
sotto le finestre di casa mia. Mi sentivo molto piccolo vicino a lui ed
avrei fatto ben altro per dimostrargli la mia devozione. Mi parlò del
suo processo, di Ventotene, del confino a Melfi e della sua fuga prima
del venticinque luglio. Infine anche di filosofia e di qualche libro che
avrebbe letto volentieri. Dei libri poi non si ricordò più e le poche
volte che ci vedemmo ancora fu per un rapido saluto.
Lo avevo visto due giorni
prima di quella domenica di Pentecoste in cui una mano assassina lo
coglieva per la strada e lo feriva a morte. Eravamo certi che il nostro
martirio sarebbe stato breve e il nostro saluto fu improntato a questa
certezza.
La notizia della sua tragica
fine si diffuse immediatamente tra gli amici, chè ne aveva molti e di
uguale devozione. Il suo destino più che turbarci ci ha semplicemente
atterriti.
Oggi non solo avrebbe goduto
della riconquistata libertà, ma sarebbe stato per noi un maestro sicuro
di pensiero e di opere. Non solo la sua cultura affinata dall'esperienza
di una vita dolorosa al servizio dell'idea avrebbe arricchito la cultura
italiana, ma soprattutto la sua alta moralità sarebbe continuata ad
essere un punto di riferimento alle giovani generazioni. E' sacro ormai
che la libertà si conquisti solo col sangue. Eugenio Colorni lo sapeva e
nulla aveva risparmiato perché questa verità non si dovesse verificare
in lui. Egli però è tanto vissuto per non essere dimenticato.
Eugenio Colorni aveva, fin
dallo scorso febbraio, aderito alla costituzione del nostro giornale. |