Testo non firmato apparso sul quotidiano "Il Tempo" di Roma il 6 giugno 1944. Dobbiamo al prof. Luigi Campanella la preziosa segnalazione.          

 

Un assente: Eugenio Colorni

 Ho conosciuto Eugenio Colorni un pomeriggio dell'ultimo inverno in casa di un comune amico. Aveva bisogno della mia collaborazione per una impresa a rischiosa. Angelo, il suo nome clandestino, voleva liberare un giovane studente ferito in una dimostrazione patriottica e piantonato in una clinica cittadina. Fu rapidissimo nell'espormi il suo piano, solo apparentemente romanzesco e vinse la mia pavidità con una frase che allora mi bruciò in tutta la sua rudezza, ma alla quale il mio ricordo di lui rimarrà per sempre unito. Egli non conosceva neppure di nome il giovane che si era impegnato davanti alla propria coscienza di liberare. Ma questo rendeva ancora più nobile il suo atto e la sua umana solidarietà. Non era più il filosofo Eugenio Colorni. L'azione e la sua lunga e perigliosa odissea lo avevano completamente mutato. La logica era stata posta al servizio dell'azione e non era possibile resistere alla sua parola. Egli vi avrebbe condotto ovunque: era così bella e conseguenziaria la sua eloquenza. Anche a perdersi insieme con lui.

Vinto il mio timore, eravamo divenuti amici; ci prendemmo sotto il braccio e passeggiammo a lungo sotto le finestre di casa mia. Mi sentivo molto piccolo vicino a lui ed avrei fatto ben altro per dimostrargli la mia devozione. Mi parlò del suo processo, di Ventotene, del confino a Melfi e della sua fuga prima del venticinque luglio. Infine anche di filosofia e di qualche libro che avrebbe letto volentieri. Dei libri poi non si ricordò più e le poche volte che ci vedemmo ancora fu per un rapido saluto.

Lo avevo visto due giorni prima di quella domenica di Pentecoste in cui una mano assassina lo coglieva per la strada e lo feriva a morte. Eravamo certi che il nostro martirio sarebbe stato breve e il nostro saluto fu improntato a questa certezza.

La notizia della sua tragica fine si diffuse immediatamente tra gli amici, chè ne aveva molti e di uguale devozione. Il suo destino più che turbarci ci ha semplicemente atterriti.

Oggi non solo avrebbe goduto della riconquistata libertà, ma sarebbe stato per noi un maestro sicuro di pensiero e di opere. Non solo la sua cultura affinata dall'esperienza di una vita dolorosa al servizio dell'idea avrebbe arricchito la cultura italiana, ma soprattutto la sua alta moralità sarebbe continuata ad essere un punto di riferimento alle giovani generazioni. E' sacro ormai che la libertà si conquisti solo col sangue. Eugenio Colorni lo sapeva e nulla aveva risparmiato perché questa verità non si dovesse verificare in lui. Egli però è tanto vissuto per non essere dimenticato.

Eugenio Colorni aveva, fin dallo scorso febbraio, aderito alla costituzione del nostro giornale.