Pubblicato in Eugenio Colorni "Il coraggio dell'innocenza", a cura di Luca Meldolesi, Napoli, 1998         

 

Filosofia e scienza

 

di Eugenio Colorni

 

La rivoluzione kantiana, che può essere assomigliata a quella di Copernico, consiste nell'accorgersi che quelle che gli uomini ritenevano leggi oggettive del reale, sono tali solo perché gli uomini stessi introducono in esse le torme del proprio intelletto. È un idolo antropomorfico che Kant ha abbattuto. Può ora essere proseguita questa rivoluzione?

Kant ha ammonito sull'impossibilità di uscire dalle torme dell'intelletto, per attingere la cosa in sé. La filosofia post-kantiana ha eliminato la distinzione fra fenomeno e noumeno, fra conoscenza e realtà, mostrando che il concetto stesso di realtà in sé rientra nelle forme dell'intelletto; che quindi non c'è una realtà fuori della conoscenza.

Ma la scienza conosce un altro tipo di conoscenza diverso da quello della filosofia. È la conoscenza intesa come padronanza di un processo.

Si conosce una cosa, quando si è capaci di costruirla, cioè di scomporla e ricomporla. Di fronte al problema kantiano, la scienza non si è domandata se si potesse o meno uscire dal mondo delle categorie, ma se tale mondo non fosse modificabile; se non fosse possibile pensare con categorie diverse da quelle note comunemente come tali.

E la risposta, non l'ha cercata in una dimostrazione di tale possibilità - dimostrazione che avrebbe necessaria-mente presupposto la validità delle categorie stesse che si volevano - ma cercando effettivamente di modificare -per così dire - le teste degli uomini, di renderli cioè di fatto capaci di pensare basandosi su concetti basilari diversi da quelli fin allora usati.

Così la psicologia ha modificato profondamente tutte le categorie morali, a partire dall'imperativo categorico e dal fenomeno stesso della volontà, considerati non più come elementi primi e indecomponibili, ma come formazioni estremamente evolute e complesse. Così lo studio della mentalità dei popoli primitivi è stato condotto non più come al tempo degli illuministi, per ritrovare in essi, m forma pura ed elementare, le basi stesse della nostra ragione e della nostra moralità, ma anzi piuttosto per vedere ciò che vi è in essi di radicalmente diverso da noi: per cogliere le informazioni intellettuali e morali della nostra civiltà nella loro origine prima, e per fermarci -per così dire - ai bivii nei quali vediamo che gli sviluppi dell'animo umano hanno preso una via, ma ne avrebbero potuta prendere anche un'altra, che li avrebbe condotti a forme diverse da quella intorno alle quali si impernia attualmente la loro vita. Così lo studio dei riflessi condi-zionati (Pavlov) cerca di cogliere il fenomeno della volontà alla sua origine prima, tentando di modificarlo, di deviarlo dalle vie per le quali è solito addentrarsi.

Alla domanda se l'animo umano non potrebbe essere conformato diversamente da come lo conosciamo, la filosofia risponde che le categorie in base alle quali la domanda stessa viene posta sono imprescindibili, in quanto ogni risposta non può venir data che basandosi su di esse. La scienza invece si industria a costruire menti umane ed animi umani conformati diversamente da quelli che conosciamo. E con ciò ritiene, se non di avere risposto direttamente alla domanda, di avere però soddisfatto m modo molto più efficace all'esigenza da cui essa era sorta. In questo senso, i metodi della scienza possono essere, in certo modo, paragonati a quelli della mistica.

Ora, ciò che la psicologia e l'antropologia cercano di fare per le categorie morali ed affettive, la matematica e la fìsica lo hanno già fatto in modo molto esauriente per le categorie più tipicamente conoscitive.

Gli assiomi della geometria sono considerati da Kant come forme sintetiche a priori dell'intuizione. Non è un caso che proprio non molti anni dopo la morte di Kant venga data una soluzione al secolare problema dell'assioma delle parallele. E la soluzione è proprio sviluppata nel senso sopra accennato: non deducendo tale assioma dagli altri assiomi di Euclide, e neppure dimostrando a priori che esso è deducibile; ma costruendo di fatto una geometria nella quale tale assioma non valga.

La perfetta ammissibilità di tale geometria, e la sua corrispondenza con la geometria euclidea, ha posto all'ordine del giorno il problema che cosa siano addirittura tutti gli assiomi della geometria, e più in generale le forme sintetiche a priori.

Ormai il problema è risolto, e noi sappiamo esattamente la risposta da dare: gli assiomi della geometria sono definizioni implicite degli oggetti (punti, rette  piani, uguaglianza di segmenti, di angoli eco.) di cui tratta la geometria stessa. La cosa è stata ormai dimostrata irrefutabilmente da Hilbert, proprio col metodo di costruire geometrie nelle quali valgono assiomi diversi da quelli di Euclide. Le forme sintetiche a priori non sono dunque principi trascendentali, o necessità imprescindi-bile del nostro spirito; sono invece convenzioni tanto radicate nelle nostre più intime consuetudini, tanto legate alla struttura stessa del nostro essere e del nostro modo di sperimentare, che ci sembra facciano tutt'uno con noi stessi. Ma l'averne riconosciuto il carattere di convenzioni incoscienti, ci permette di manovrarle a nostro piacere. Non siamo più legati ad esse; e, divenendone padroni, diveniamo anche sempre più padroni del nostro spirito.

Questo processo di dissoluzione delle forme costi-tuenti l'essenza stessa dello spirito umano, si è esteso dagli assiomi della geometria agli assiomi in generale, ed anche ai principi della logica. I principi di identità, di non contraddizione, di terzo escluso hanno subito la medesima prova. Si costituiscono logiche non aristoteli-che, così come si erano costruite geometrie non euclidee o non archimedee. Si enunciano gli assiomi della logica, considerandoli anch'essi come convenzioni incoscientemente determinate dalla struttura stessa del nostro modo di conoscere. Si considera la logica come la fisica dell'oggetto qualsiasi (Gonseth). Ci si rende conto che la logica non costituisce altro che una lingua o meglio una sintassi (Carnap), cioè un insieme di regole costruite allo scopo di regolare l'uso dei concetti e dei loro rapporti, e che è possibile determinare diversamente tali regole, a seconda delle diverse esigenze.

Da questo sbloccamento delle categorie sono derivati a volte grandi progressi alla scienza. Circa un secolo dopo la costruzione delle geometrie non euclidee, la fisica si è trovata a doverne far uso; si è visto che tali geometrie non sono semplici elucubrazioni di cervelli matematici fantasiosi, ma hanno un uso concreto nel processo mediante cui l'uomo cerca di rendersi padrone del mondo che lo circonda. Si ha cioè l'impressione che ogni volta che l'uomo abbatte nel suo animo un idolo antropo-morfico, e rinunzia a considerare il mondo - in un suo particolare aspetto - come fatto a propria immagine e somiglianza, ne deriva a lui un aumento di conoscenza del mondo e di padronanza dei suoi processi. Ne risulta un nuovo modo di considerare la legge di natura; non più come una regolarità graziosamente donataci, o come un mirabile corrispondenza tra noi e le cose, operata da un Dio geometrizzante; ma piuttosto come l'effetto di una scelta da noi più o meno inconsciamente operata, partendo da quelli che siamo soliti considerare i dati fondamentali del nostro spirito; scelta che risulta tanto più vasta e varia e ricca, con quanta maggior varietà e ricchezza si conformano quei dati fondamentali.

Ora, la scoperta che tali dati non costituiscono qual-che cosa di fisso e di immutabile del nostro spirito, ma sono, per così dire, in nostro possesso, in quanto siamo capaci di variarli e modificarli, si riflette immediatamente anche sul modo di conformarsi alla legge naturale.

A questi risultati la scienza moderna è giunta guidata, spesso inavvertitamente, dalla grande scoperta kantiana; ma più spesso, tratta dalle difficoltà stesse e dalle incongruenze in cui si imbatteva nel suo molteplice cammino.

Si tratta ora di raccogliere questi elementi sparsi, individuandone il filo conduttore; di procedere sistematicamente, là dove finora si è proceduto quasi a caso. Gli idoli della scienza fisica non sono ancora tutti abbattuti. Molti se ne annidano ancora sotto le più innocue apparenze, nei concetti basilari da cui questa scienza prende le mosse.

C'è da sospettare che siano proprio essi i responsabili di alcune delle più serie difficoltà in cui si dibatte la fìsica teorica contemporanea. Il compito è di individuarli, servendosi di tutti gli strumenti di cui l'indagine psicologica, logica, scientifica è oggi in possesso; e, una volta individuati, di scioglierli a ricavare da questo processo tutte le conseguenze possibili nel campo concreto della scienza.