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Introduzione
22 gennaio 1944
I presenti
scritti sono stati concepiti e redatti nell'isola di Ventotene, negli
anni 1941 e 1942. In quell'ambiente d'eccezione, fra le maglie di una
rigidissima disciplina, attraverso un'informazione che con mille
accorgimenti si cercava di rendere il più possibile completa, nella
tristezza dell'inerzia forzata e nell'ansia della prossima liberazione,
andava maturando in alcune menti un processo di ripensamento di tutti i
problemi che avevano costituito il motivo stesso dell'azione compiuta e
dell'atteggiamento preso nella lotta.
La lontananza dalla vita politica concreta permetteva uno sguardo più
distaccato, e consigliava di rivedere le posizioni tradizionali,
ricercando i motivi degli insuccessi passati non tanto in errori tecnici
di tattica parlamentare o rivoluzionaria, od in una generica
"immaturità" della situazione, quanto in insufficienze dell'impostazione
generale, e nell'aver impegnato la lotta lungo le consuete linee di
frattura, con troppo scarsa attenzione al nuovo che veniva modificando
la realtà.
Preparandosi a combattere con grande efficienza la propria battaglia che
si profilava per il prossimo avvenire, si sentiva il bisogno non
semplicemente di correggere gli errori del passato, ma di rienunciare i
termini dei problemi politici con mente sgombra da preconcetti
dottrinari o da miti di partito.
Fu così che si fece strada, nella mente di alcuni, l'idea centrale che
la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre,
delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è
l'esistenza di stati sovrani, geograficamente, economicamente,
militarmente individuati, consideranti gli altri stati come concorrenti
e potenziali nemici, viventi gli uni rispetto agli altri in una
situazione di perpetuo bellum omnium contra omnes. I motivi per cui
questa idea, di per sé non nuova, assumeva un aspetto di novità nella
condizione e nell'occasione in cui veniva pensata, sono vari:
1) Anzitutto, la soluzione internazionalista, che figura nel programma
di tutti i partiti politici progressisti, viene da essi considerata, in
un certo senso, come una conseguenza necessaria e quasi automatica del
raggiungimento dei fini che ciascuno di essi si propone. I democratici
ritengono che l'instaurazione, nell'ambito di ciascun paese del regime
da essi propugnato, condurrebbe sicuramente alla formazione di quella
coscienza unitaria che, superando le frontiere nel campo culturale e
morale; costituirebbe la premessa che essi ritengono indispensabile ad
una libera unione di popoli anche nel campo politico ed economico. E i
socialisti, dal canto loro, pensano che l'instaurazione di regimi di
dittature del proletariato nei vari Stati, condurrebbe di per sé ad uno
Stato internazionale collettivista.
Ora, una analisi del concetto moderno di Stato e dell'insieme di
interessi e di sentimenti che ad esso sono legati, mostra chiaramente
che, benché le analogie di regime interno possano facilitare i rapporti
di amicizia e di collaborazione tra stato e stato, non è affatto detto
che portino automaticamente e neppure progressivamente alla
unificazione, finché esistano interessi e sentimenti collettivi legati
al mantenimento di una unità chiusa all'interno delle frontiere.
Sappiamo per esperienza che sentimenti sciovinistici ed interessi
protezionistici possono facilmente condurre all'urto e anche alla
concorrenza tra due democrazie; e non è detto che uno Stato socialista
ricco debba necessariamente accettare di mettere in comune le proprie
risorse con un altro Stato socialista molto più povero, per il solo
fatto che in esso vige un regime interno analogo al proprio.
L'abolizione delle frontiere politiche ed economiche fra stato e stato
non discende dunque necessariamente dall'instaurazione contemporanea di
un dato regime interno in ciascuno Stato; ma è un problema a sé stante,
che va aggredito con mezzi propri e ad esso attagliantisi. Non si può
essere socialisti, è vero, senza essere insieme internazionalisti; ma
ciò per un legame ideologico, più che per una necessità politica ed
economica; e dalla vittoria socialista nei singoli Stati non discende
necessariamente lo Stato internazionale.
2) Ciò che
spingeva inoltre ad accentuare in modo autonomo la tesi federalista, era
il fatto che i partiti politici esistenti, legati ad un passato di lotte
combattute nell'ambito di ciascuna nazione, sono avvezzi, per
consuetudine e per tradizione, a porsi tutti i problemi partendo dal
tacito presupposto dell'esistenza dello Stato nazionale, ed a
considerare i problemi dell'ordinamento internazionale come questioni di
"politica estera", da risolversi mediante azioni diplomatiche e accordi
fra i vari governi. Questo atteggiamento è in parte causa, in parte
conseguenza di quello prima accennato, secondo cui, una volta afferrate
le redini di comando del proprio paese, l'accordo e l'unione con regimi
affini in altri paesi è cosa che viene da sé, senza bisogno di dar luogo
ad una lotta politica a ciò espressamente dedicata.
Negli autori dei presenti scritti si era invece radicata la convinzione
che chi voglia proporsi il problema dell'ordinamento internazionale come
quello centrale dell'attuale epoca storica, e consideri la soluzione di
esso come la presenza necessaria per la soluzione di tutti i problemi
istituzionali, economici, sociali che si impongono alla nostra società,
debba di necessità considerare da questo punto di vista tutte le
questioni riguardanti i contrasti politici interni e l'atteggiamento di
ciascun partito, anche riguardo alla tattica e alla strategia nella
lotta quotidiana. Tutti i problemi, da quello delle libertà
costituzionali a quello della presa di potere e dell'uso di esso,
ricevono una nuova luce se vengono posti partendo dalla premessa che la
prima meta da raggiungere è quella di un ordinamento unitario nel campo
internazionale. La stessa manovra politica, l'appoggiarsi all'una o
all'altra delle forze in giuoco, l'accentuare l'una o l'altra parola
d'ordine, assume aspetti ben diversi, a seconda che si consideri come
scopo essenziale la presa del potere e l'attuazione di determinate
riforme nell'ambito di ciascun singolo Stato, oppure la creazione delle
premesse economiche, politiche, morali per la instaurazione di un
ordinamento federale che abbracci tutto il continente.
3) Un altro
motivo ancora - e forse il più importante - era costituito dal fatto che
l'ideale di una federazione europea, preludio di una federazione
mondiale, mentre poteva apparire lontana utopia ancora qualche anno fa,
si presenta oggi, alla fine di questa guerra, come una meta
raggiungibile e quasi a portata di mano. Nel totale rimescolamento di
popoli che questo conflitto ha provocato in tutti i Paesi soggetti
all'occupazione tedesca, nella necessità di ricostruire su basi nuove
una economia quasi totalmente distrutta, e di rimettere sul tappeto
tutti i problemi riguardanti i confini politici, le barriere doganali,
le minoranze etniche ecc.; nel carattere stesso di questa guerra, in cui
l'elemento nazionale è stato così spesso sopravanzato dall'elemento
ideologico, in cui si sono visti piccoli e medi Stati rinunziare a gran
parte della loro sovranità a favore degli Stati più forti, e in cui da
parte degli stessi fascisti il concetto di "spazio vitale" si è
sostituito a quello di "indipendenza nazionale"; in tutti questi
elementi sono da ravvisare dei dati che rendono attuale come non mai, in
questo dopoguerra, il problema dell'ordinamento federale dell'Europa.
Forze provenienti da tutte le classi sociali, per motivi sia economici
sia ideali, possono essere interessate ad esso. Ad esso ci si potrà
avvicinare per via di trattative diplomatiche e per via di agitazione
popolare, promuovendo fra le classi colte lo studio dei problemi ad esso
attinenti, e provocando stati di fatto rivoluzionari, avvenuti i quali
non sia più possibile tornare indietro; influendo sulle sfere dirigenti
degli Stati vincitori, ed agitando negli Stati vinti la parola che solo
in un Europa libera e unita essi possono trovare la loro salvezza ed
evitare le disastrose conseguenze delle sconfitta.
Appunto per
questo è sorto il nostro Movimento. E' la preminenza, l'anteriorità di
questo problema rispetto a tutti quelli che si impongono nell'epoca in
cui ci stiamo inoltrando; è la sicurezza che, se lasceremo
risolidificare la situazione nei vecchi stampi nazionalistici,
l'occasione sarà persa per sempre, e nessuna pace e benessere duraturo
ne potrà avere il nostro continente; è tutto questo che ci ha spinto a
creare un'organizzazione autonoma, allo scopo di propugnare l'idea della
Federazione Europea come meta realizzabile nel prossimo dopoguerra.
Non ci nascondiamo le difficoltà della cosa, e la potenza delle forze
che opereranno nel senso contrario; ma è la prima volta, crediamo, che
questo problema si pone sul tappeto della lotta politica, non come un
lontano ideale, ma come una impellente tragica necessità.
Il nostro Movimento, che vive oramai da circa due anni della difficile
vita clandestina sotto l'oppressione fascista e nazista; i cui aderenti
provengono dalle file dei militanti dell'antifascismo e sono tutti in
linea nella lotta armata per la libertà; che ha già pagato il suo duro
contributo di carcere per la causa comune. Il nostro Movimento non è e
non vuol essere un partito politico. Così come si è venuto sempre più
nettamente caratterizzando, esso vuole operare sui vari partiti politici
e nell'interno di essi, non solo affinché l'istanza internazionale venga
accentuata, ma anche e principalmente affinché tutti i problemi della
sua vita politica vengano impostati partendo da questo nuovo angolo
visuale, a cui finora sono stati così poco avvezzi.
Non siamo un partito politico perché, pur promuovendo attivamente ogni
studio riguardante l'assetto istituzionale, economico, sociale della
Federazione Europea, e pur prendendo parte attiva alla lotta per la
realizzazione e preoccupandoci di scoprire quali forze potranno agire in
favore di essa nella futura congiuntura politica, non vogliamo
pronunciarci ufficialmente sui particolari istituzionali, sul grado
maggiore o minore di collettivizzazione economica, sul maggiore o minore
decentramento amministrativo ecc. ecc., che dovranno caratterizzare il
futuro organismo federale. Lasciamo che nel seno del nostro movimento
questi problemi vengano ampiamente e liberamente discussi, e che tutte
le tendenze politiche, da quella comunista a quella liberale, siano
presso di noi rappresentate. Di fatto, i nostri aderenti militano quasi
tutti in qualcuno dei partiti politici progressivi. Tutti si accordano
nel propugnare quelli che sono i principi basilari di una libera
Federazione Europea, non basata su egemonie di sorta, né su ordinamenti
totalitari, e dotata di quella solidità strutturale che non la riduca ad
una semplice Società delle Nazioni. Tali principi si possono riassumere
nei seguenti punti: esercito unico federale, unità monetaria, abolizione
delle barriere doganali e delle limitazioni all'emigrazione fra gli
Stati appartenenti alla Federazione, rappresentanza diretta dei
cittadini ai consessi federali, politica estera unica.
In questi due
anni di vita, il nostro Movimento si è largamente diffuso fra i gruppi
ed i partiti politici antifascisti. Alcuni di essi ci hanno espresso
pubblicamente la loro adesione e la loro simpatia. Altri ci hanno
chiamato a collaborare alle loro formulazioni programmatiche. Non è
forse presuntuoso dire che è in parte merito nostro, se i problemi della
Federazione Europea vengono così spesso trattati nella stampa
clandestina italiana. Il nostro giornale, L'Unità Europea, segue con
attenzione gli avvenimenti della politica interna ed internazionale,
prendendo posizione di fronte ad essi con assoluta indipendenza di
giudizio. I presenti scritti, frutto dell'elaborazione di idee che ha
dato luogo alla nascita del nostro Movimento, non rappresentano però che
l'opinione dei loro autori, e non costituiscono affatto una presa di
posizione di temi di discussione a coloro che vogliono ripensare tutti i
problemi della vita politica internazionale tenendo conto delle più
recenti esperienze ideologiche e politiche, dei risultati più aggiornati
della scienza economica, delle più sensate e ragionevoli prospettive per
l'avvenire. Saranno presto seguiti da altri studi. Il nostro augurio è
che possono suscitare fermento di idee; e che, nella presente atmosfera
arroventata dall'impellente necessità dell'azione, portino un contributo
di chiarificazione che renda l'azione sempre più decisa, cosciente e
responsabile.
Per il commento al testo, a cura di Edmondo Paolini, vedi il
nostro
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