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Laboratorio Eudemonia
Lettera
ai Leader della cultura ed ai nuovi Euro Parlamentari
Una evoluzione auspicabile
sostituisca presto lo sviluppo sostenibile
Da ogni
dove, continuamente, si susseguono invocazioni allo sviluppo economico e
tecnologico. Paesi, le cui economie sono le più avanzate nel mondo ed
hanno già conquistato enormi ricchezze, continuano a perseguire ad ogni
costo, anche a costo della guerra, un ulteriore sviluppo. Uomini di
governo, capi di stato, persone mature, spesso anziane, che in ogni caso
dovrebbero saggiamente invitare alla prudenza, alla calma, alla
moderazione, spingono interi popoli ad una continua, sfrenata, nei fatti
disastrosa, corsa per la supremazia economica e tecnologica.
Ogni rapporto umano all'interno delle società sta venendo distrutto, e
perfino le persone più pacifiche e per loro originaria virtù più
disinteressate, quelle che mai avrebbero guardato ad alcuno in maniera
avida, vengono istigate e condotte da ogni persona al potere a
trasformarsi in rapaci individui, in aspra competizione l'un contro
l'altro, lanciati in una caccia senza tregua fino all'ultimo cliente, ed
inevitabilmente condotti, per l'alto livello di aggressività della
competizione stessa, a dimenticare ogni legge, etica e morale.
Un intero pianeta è sottoposto a continua, incessante opera di
saccheggio, e l'ecosfera, l'ambiente dove la vita ci era stata permessa
finora in maniera relativamente agevole, sta per subire trasformazioni
tali, a detta anche di autorevoli ed indubitabili voci, non ultima
quella del Pentagono USA, da poterci presto far ripiombare nel più buio
degli evi, un tempo in cui la parola sopravvivenza riacquisterebbe ruolo
e significato di primo piano.
E tutto questo mentre l'elevata densità demografica, unita all'elevato
sviluppo economico ed all'elevato livello tecnologico, crescente ormai
in maniera esponenziale, sta conducendo gli esseri umani, per eccesso di
energia, a disgregare sempre più il tessuto delle loro società, e, come
fossero molecole di un gas compresso all'interno di un ristretto
recipiente messo sul fuoco per generare uno scoppio, ad assumere sempre
più le caratteristiche dei componenti di una miscela altamente
esplosiva.
Perchè tutto questo?
La ragione autentica non va sicuramente cercata in un anelito verso la
migliore qualità della vita, qualità che è già drasticamente ridotta, la
vita stessa essendo messa a repentaglio dai ritmi frenetici cui è
costretto l'essere umano e dallo scempio del mondo naturale. Nè possiamo
trovare tale ragione nel fatto che nei Paesi più sviluppati vi siano
ancora delle persone povere. Questo non lo si deve certo
all'insufficiente livello di sviluppo economico raggiunto, bensì ad una
mancata equa ridistribuzione del lavoro, e dei redditi che ne derivano,
tra tutti i componenti della società.
E possiamo forse trovare la ragione autentica della sconsiderata
pulsione ad uno sviluppo ad oltranza nel puro desiderio di portare il
benessere nei Paesi non ancora sviluppati? Semmai nel reperimento di
mano d'opera a costo pressochè nullo, nell'apertura di nuovi mercati, e
nello sfruttamento di nuovi territori, per permettere ai già tanto
ricchi di arricchire ancor più.
Ed ancora possiamo mai credere per davvero che esista la possibilità di
uno "sviluppo sostenibile", così come attualmente concepito, dove le
variabili da sviluppare siano sempre e solo quelle demografiche,
economiche, e tecnologiche? E' una bella invenzione, certo, ma buona
solo per i gonzi. Se i Paesi ancora in via di sviluppo bene faranno ad
uscire come meglio potranno dalle loro presenti condizioni, in un modo
si spera più dignitoso ed evoluto del nostro, ben diverso dovrà essere
il nostro sviluppo futuro.
Noi, popoli ipersviluppati, abbiamo ricchezze a sufficienza per
permetterci, e quindi abbiamo il sacro dovere, di decidere una tregua
per mettere ben a fuoco, ragionando con onestà, la vera ragione, l'unico
motivo davvero valido della nostra sfrenata corsa allo sviluppo, ponendo
finalmente bene in chiaro così il più antico, tuttora irrisolto,
maestoso problema delle nostre società, e quindi concentrarci su tale
problema e trovargli la più appropriata, la più giusta e definitiva
delle soluzioni.
Esiste, in verità, una ragione realmente valida che ci ha condotto
finora lungo la strada di uno sviluppo demografico/economico/tecnologico
ad ogni costo. Questa ragione consiste nel fatto che occorre scongiurare
il pericolo reale di una invasione, fors'anche dapprima solo
commerciale, e di una successiva sopraffazione totale del proprio Paese
da parte di qualsiasi altro Paese del mondo che sia in grado di crescere
più velocemente e di acquisire maggiori capacità. Si tratta di un
pericolo concreto, estremamente attuale, che proviene tanto
dall'occidente quanto dall'oriente, che spiega perfettamente perchè i
Governi continuino caparbiamente a perseguire una crescita di stampo
tradizionale ben oltre il limite che sarebbe consigliabile. Si tratta di
una minaccia che va affrontata con il massimo impegno, cominciando col
dichiarare apertamente, continuamente e diffusamente la tragica realtà
delle cose umane, e prendendo quindi i dovuti provvedimenti.
Piuttosto che continuare a perseguire una crescita cieca dell'economia,
della tecnologia, della popolazione, un tipo di sviluppo che condotto
così come avviene oggi, obbedendo alle sole ragioni della difesa e
dell'espansione, non può che finire in danno per ognuno dei popoli di
questo Pianeta, i Paesi già abbondantemente sviluppati hanno il dovere
di abbandonare i vecchi comportamenti fatui ed impulsivi tipici di un
essere adolescente, e di cercare e scoprire i comportamenti più pregni e
riflessivi di un essere ormai cresciuto e divenuto quindi maturo.
I Governi di tali Paesi hanno innanzitutto il dovere di concentrare le
proprie energie nella stipulazione di patti indissolubili tra le
nazioni, patti che ci conducano ad una pace di concezione e livello di
molto superiori a quella che finora abbiamo potuto immaginare e
perseguire. Tali patti dovranno necessariamente comprendere norme di
autocontenimento economico e tecnologico. Occorre adoprarsi affinchè
ogni Paese, di concerto, si doti di mezzi costituzionali per
autodisciplinarsi in modo da mantenere entro livelli moderati ciò che
altrimenti, inevitabilmente, condurrebbe ad uno straripamento massiccio,
foss'anche solo commerciale o culturale, nei territori altrui. Occorre
istituire, con estrema urgenza, apposite norme e commissioni
internazionali che stabiliscano i livelli dei vari tipi di sviluppo
raggiungibili da ogni Paese e con obiettività tengano sotto controllo i
livelli raggiunti. Perchè la pace, così come oggi concepita, non è più
sufficiente nè sicura, ed occorre immaginare i modi per raggiungere una
pace più profonda, più solida e tenace.
Contemporaneamente dobbiamo tutti prendere coscienza ed accettare il
fatto che le popolazioni dei nostri Paesi sono numericamente eccessive
tanto per le risorse disponibili nei nostri rispettivi territori quanto
per semplici ma vitali ragioni di spazio, le aree disponibili non
permettendo più già oggi, al presente grado di sviluppo economico e
tecnologico, interazioni sane sia all'interno della società, tra gli
individui, sia verso l'esterno, con l'ambiente naturale e con le altre
società, certamente essendo destinate a peggiorare oltremodo col
raggiungere di livelli ancora più elevati di sviluppo. Dobbiamo quindi
attendere che le popolazioni decrescano per il naturale ciclo della vita
e lasciare che esse ritornino a densità ottimali da stabilire in base
alle risorse disponibili localmente ed al livello di sviluppo che
desidereremo mantenere. In tal modo, disciplinandoci noi, riusciremo
forse ad evitare che a ridurre le popolazioni siano invece le guerre, le
epidemie e le calamità.
Ma il nostro generale, comune maggiore impegno deve essere uno sviluppo
interiore, una evoluzione profonda di noi stessi e delle nostre
organizzazioni, con questo intendendo la ristrutturazione della forma
mentale dell'individuo ed organizzativa della società in un modo che,
attraverso la libera circolazione delle idee nei cervelli e delle
persone nelle e tra le strutture sociali, oggi invece essendo bloccate
entrambe le architetture, possa diffondersi una obiettività, una onestà
intellettuale, un realismo, e così pure un'ampiezza ed una organicità
della visione cui non potrà che seguire una complessiva capacità di
analisi e di efficace interazione sociale, tale che ogni problema, dal
più piccolo al più grande, addirittura mastodontico, planetario,
inerente la pace, i diritti umani, la distribuzione del lavoro,
l'ambiente o che altro, sia condotto a piena, subitanea e definitiva
soluzione, così che il nostro benessere e le nostre potenzialità ne
risulteranno automaticamente almeno decuplicati, senza nemmeno esser
dovuti ricorrere ad un ulteriore sviluppo materiale, con totale
soddisfazione quindi di ogni singolo componente delle nostre società.
Perchè noi stessi siamo, e soprattutto le nostre abitudini sono,
all'origine dei nostri problemi e solo noi, evolvendo, potremo trovar
loro soluzione.
Occorre riflettere sul fatto che il progresso di cui abbiamo bisogno
oggi somiglia molto alla seconda fase di un processo bipolare, come ad
esempio il respiro. Dopo una lunga, lunghissima fase di inspirazione,
dopo aver inglobato nella nostra società ricchezze a non finire,
scoprendo, creando, inventando, costruendo, in un vortice crescente di
attività di ogni tipo e valore, spesso positive ma molte volte anche
negative, ora dobbiamo impegnarci in una accurata fase di espirazione,
durante la quale poter espellere tutte le tossine e le nocività cui in
precedenza, per la fame e l'urgenza, non abbiamo badato, ma anche ciò
che oramai ha esaurito il suo apporto nutritivo e va infine abbandonato.
Questo va fatto, se desideriamo avere la possibilità di un ulteriore
respiro.
E queste sono le vere, più importanti sfide della nostra epoca: sulla
base di più convinti, decisi, risoluti accordi di pace, sulla base di
adeguate norme e principi di autocontenimento, sulla base di una
evoluzione individuale e sociale verrà deciso il nostro destino. Così
facendo, senza patire la minima sofferenza se non quella, irrisoria, del
nostro stupido fanciullesco orgoglio che ancora ostacola il cambiamento
e la presa di più mature decisioni, al contrario godendo e gioiendo
ampiamente delle nuove opportunità che ci si presenteranno, potremo
tutti vincere definitivamente la corsa allo sviluppo.
Signore, signori, oggi scelte convenzionali ci farebbero andar dritto lì
dove la realtà devia e ci getterebbero fuori strada, nel precipizio. E
così pure, se cercassimo di riparare la macchina sociale mentre è in
piena marcia falliremmo clamorosamente, solo l'organismo sano potendo
sviluppare se stesso senza veder crescere anche il suo male.
I tempi eccezionali in cui ci troviamo a vivere richiedono scelte
altrettanto eccezionali. Perchè l'umanità possa superare indenne questo
tempo, occorrono persone in grado di fare, e concentrare le proprie
energie su, tali coraggiose scelte.
Se ancora non disponiamo del coraggio necessario, vogliamo, umilmente,
iniziare a trovarlo?
Col mio miglior saluto,
Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia
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